Mauro Porfiri

Centenario Mauro Porfiri

Fabio Ciceroni, 15 marzo 2025

“ Non ho passato un giorno senza pensare al mio maestro Piero Giorgi” Mi ha confidato una volta Mauro Porfiri. Che, appena approdato per vocazione musicale al Conservatorio Rossini di Pesaro, avrebbe da lui appreso uno stile umano insieme cordiale e severo, amicale ed esigente nell’accostarsi alla grande musica. Una reverenza verso la scelta di quello studio che suonava come un assoluto collimante con una condizione originaria che li accomunava: l’interiorizzazione del paesaggio marchigiano. Cor. E. Montecassiano: un mondo apparentemente chiuso ma in realtà, per uno spirito sensibile, vocato ad un puro idillio con la natura e con l’arte. Senza una premessa così radicale non sarebbe spiegabile il frutto di una vocazione tanto pura quanto esercitata fino all’estremo. Tuttavia, per un istante risaliamo alle radici di una formazione culturale ed umana dell’adolescente Mauro, ginnasiale in un ambiente vocato al connubio tra letteratura ed ispirazione religiosa che spiegano le sue passioni verso testi che illumineranno i suoi futuri approdi: da un poemetto eroicomico ( Chinailuromachia) perfetto di armoniosi endecasillabi in 54 strofe ad inni e composizioni ispirati a testi poetici sublimi: elevare in musica la preghiera alla Vergine dell’ultimo canto del Paradiso dantesco fino alle note toccanti dell’ultimo sospiro de La Madre di Ungaretti.Non possiamo perciò stupirci se la passione creativa si sia espressa per Mauro Porfiri in direzioni plurime ma per lui sempre convergenti in un’unica idea di musica forte-Quirino Principe, massimo musicologo che ripudia locuzioni approssimative come classica, seria, colta, ecc.- ma forte quali ne siano le infinite manifestazioni vocali e strumentali. Tanto da superare per estensione di modalità espressive suoi colleghi incontrati sul suo cammino, quali Riz Ortolani ed Ennio Morricone che, attratti dal successo grazie all’approdo al cinema, sono assai meno noti per le loro creazioni più intime. Morricone ha poi ammesso:" La mia musica è spiritualmente sacra anche nei brani per il cinema.” Mentre tutta la lunga vita di Mauro Porfiri è stata cadenzata da un rapporto perseverante verso la musica sacra, anche quando civile, ispirata alla sua fede cattolica. Perché la sua certezza è stata sempre che la musica, quando è forte, è dono di un’entità divina soprannaturale, che provvede effetti incredibilmente scompaginati sulla struttura emotiva di tutti gli esseri umani nel concepire la bellezza quale strumento unico per educare il mondo alla fraternità ed alla pace.Illuminante per la nostra interiorità: un’esplosione di meraviglia indicibile associata al suono. E perciò ovunque sacra per chiunque. Stupisce così in Porfiri l’inesauribile creativa quantificabile, certo, in 10 messe ed almeno 25 canti per liturgia e per concerti, un inventario stupefacente di canti per concerti corali capaci di far sposare la polifonia antica con l’innovazione, strumentazioni per orchestre a fiati, armonizzazioni per banda e marce per fanfare e perfino uno stupefacente poema sinfonico che tuttora incanta per alternanza ritmica qual è la complessa struttura per orchestra di fiati “Paesaggi marchigiani”, in 4 quadri più finale “ove le idee fluiscono con naturalezza e le sonorità si susseguono e si alternano con imprevedibile varietà” (Luigi Livi). Una sorta di poema sinfonico da equipararsi a certi poemi del sinfonismo italiano (Ottorino Respighi) grazie ad una originale fantasia orchestrale. Una passione, dunque la sua, stupefacente, estrosa e pur sempre musicalissima svelante un ruolo che va oltre l’intrattenimento per ottenere una profonda meraviglia. Come dimostra, ad esempio, il memorabile effetto sul pubblico in occasione del raduno nazionale delle bande (Anbima) a Roma con quella sua, di Jesi, ormai da lui solidamente strutturata: un concerto memorabile all’aperto sulla scalinata di Trinità dei Monti. Lo sparuto gruppo iniziale di ascoltatori si è infoltito rapidamente fino a gremire l’intera scalinata. Tanto che poi il Maestro Mauro fu circondato dai complimenti dei direttori di altre bande tra cui quello dei Carabinieri, la più prestigiosa banda d’Italia. In fine emerge nel ricordo il tratto umano singolare che ha accompagnato ovunque e sempre questa sua prodigiosa avventura. Che ha ispirato sempre un percorso di creatività armonica personalmente capace di procedere su una linea tra riservata e scherzosa, raccolta e cordiale, ispirando, a strumentisti o cantori, insieme esigenza e bontà, severità e comprensione fino a stupire i destinatari dei complessi musicali da lui guidati. Da Corinaldo a tutte le Marche, all’Italia fino all’estero. Ho letto episodi toccanti scritti da allievi e strumentisti, di vicende imprevedibilmente eccezionali seguenti ad impegni notevoli e brillantemente superati grazie alla semplice gravità attrattiva della sua direzione. Ma certo anche una direzione di amore sempre appoggiato sull’affetto quotidiano della famiglia, la moglie Vittoria, le figlie Lucia ed Alessia che lo hanno amato, sostenuto e quotidianamente ricambiato. Un amore da lui sempre rivolto anche ad uno stuolo di amici di più generazioni che si sono susseguite tra due secoli di mutamenti gravi e sereni. Proprio qui, in una stagione che ha attraversato due secoli è il segreto di questa ammirevole carriera, di questa porfiriana musicale, letteraria umana rinnovata ogni giorno da una energia spirituale. Quella di Mauro Porfiri resta insomma una stupenda lezione di bellezza e di vita.